Adelia De Padova — artista
La mia ricerca artistica nasce dal desiderio di dare forma all'invisibile, un'urgenza profonda maturata dopo anni dedicati alla famiglia e al lavoro. Fin da bambina ho coltivato la passione per l'arte, ereditata da mio padre, pittore e scultore autodidatta.
Il 2020 è stato l'anno di svolta: ho iniziato a dipingere con olio su tela grezza di juta, una tecnica che sento pienamente mia.
Sfilare, dipingere, attendere:
la tela decide con me.
Ogni opera nasce da un tempo lento, fatto di gesti ereditati e di attese. La juta impone il suo ritmo, e io lo assecondo.




Nel gesto di sfilare i fili della tela convivono memoria e radici: un atto carico di significato, legato alla mia storia familiare. Rivive il ricordo di mia madre, che tesseva al telaio, e di mia nonna, che mi ha insegnato l'arte del ricamo, un'arte di sottrazione e ricostruzione.
In questo “vuoto” nasce il senso profondo del mio lavoro: lo sfilare come trasformazione, come spazio per nuove possibilità. Attraverso la juta grezza supero la pittura tradizionale — i fili mancanti diventano spazio per la luce, per il silenzio, per la contemplazione.
Le mie opere parlano di fragilità e forza, di bellezza nell'imperfezione. Invitano a fermarsi, ad ascoltare la materia, a ritrovare nel silenzio e nelle tracce una parte di sé.
Ferite che non chiedono di essere curate,
ma accolte.
La pratica
- 01Olio su juta grezza
- La tela non è un supporto ma parte viva dell'opera: la sua trama detta luce, ritmo e materia a ogni pennellata.
- 02Sfilatura della trama
- Sfilare i fili è un atto di sottrazione. I vuoti che restano diventano spazio per la luce, per il silenzio, per la contemplazione.
- 03Memoria tessile
- Dal telaio di mia madre al ricamo di mia nonna: gesti ereditati che rivivono in ogni opera, tra radici e trasformazione.